Bimba con due madri, novità dalla Cassazione

Bimba con due madri, novità dalla Cassazione

Respinto il ricorso di una coppia che chiedeva che nell’atto di nascita della figlia fosse scritto: “Nata con fecondazione assistita su consenso di entrambe”.

Per la bigenitorialità non basta il consenso, serve il legame biologico. Lo ha chiarito la Cassazione, con una sentenza destinata a far discutere e ad avere comunque un seguito alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) di Strasburgo, cui le interessate si appelleranno.

Parliamo di una coppia di donne lesbiche, residenti in Veneto. Si erano rivolte alla Cassazione dopo il rifiuto dell’ufficio di Stato civile del Comune di dichiarare, sull’atto di nascita, che la loro figlia è nata da fecondazione assistita col consenso di entrambe. Questo avrebbe permesso, in sostanza, alle due donne di essere riconosciute entrambe come genitori della bimba in modo paritetico. La Suprema Corte ha però respinto il ricorso. Ecco perché.

In Italia la possibilità di avere un figlio attraverso la fecondazione assistita [1], inizialmente riservata alle coppie sterili, è stata successivamente estesa [2] alle coppie fertili. Resta vietata a single, omosessuali, donne in età avanzata e post-mortem, ad esempio con il seme congelato del marito defunto. Nel decidere sul caso delle due donne, la Cassazione ha avuto come punto di riferimento la sentenza che ha dichiarato non incostituzionale il divieto di fecondazione assistita per coppie gay [3]. Questo in base a un’esigenza ritenuta primaria: fare in modo che il nucleo familiare “riproduca il modello della famiglia caratterizzata dalla presenza di una madre e di un padre“.

Una decisione che lascia interdette le due mamme, considerando che è come se la Cassazione avesse detto loro che madre, sulla carta, è una sola: quella che partorisce il bambino. “Il divieto in sé non permette di dare rilevanza al consenso della donna non partoriente“, ha affermato l’avvocato Alexander Schuster che fin dalla prima ora segue le due donne: la causa era partita nel 2017. Le sue dichiarazioni sono riportate in una nota stampa dell’agenzia Adnkronos. “Per contro – continua l’avvocato – in linea con due recenti decisioni della Corte di Appello di Bologna, la prima sezione della Cassazione pare aprire al riconoscimento della madre sulla base del solo dato genetico, laddove afferma il ‘diritto di essere menzionata come madre nell’atto di nascita, in virtù di un rapporto di filiazione che presuppone il legame biologico o genetico con il nato’. L’esito del giudizio apre quindi uno spiraglio alla co-maternità genetica, ma è negativo per le interessate”.

Il legale dice che la coppia ricorrerà alla Cedu perché questa sentenza le ha deluse. “Prima di tutto – affermano le due donne tramite Schuster – la Cassazione così umilia una donna unita civilmente con la compagna. Ha infatti confermato che questa deve dichiarare alla nascita che ha avuto un rapporto sessuale con un uomo, quando la verità pacifica è una fecondazione assistita. Questa è una prima questione. Ma siamo anche deluse perché il consenso all’eterologa prestato da un compagno lo rende padre, quello dato da una compagna no. Lo Stato pensa davvero che nostra figlia sia meglio tutelata con un solo genitore certo alla nascita invece di due, solo perché il Parlamento può dirsi convinto che la soluzione migliore è sempre e comunque un padre e una madre?”.

La coppia spiega perché spera nella Corte di Strasburgo: “Questa ha già affermato che lo Stato non può sostenere la famiglia tradizionale al punto da pregiudicare l’interesse di un minore in carne e ossa. Si pone la questione della grave violazione del diritto dell’Unione europea, considerato che era stato espressamente chiesto alla Cassazione un rinvio alla Corte di Giustizia rispetto al diritto di minori e adulti di avere un atto di nascita che riportasse la verità riproduttiva”.

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